LE DAME DEL POLLAIOLO

L’Arte in un racconto o racconta l’Arte

di Luca Bottari

Piero aveva il cuore debole. L’aveva sempre sospettato ma se ne era accorto quando aveva visto il fratello Silvestro con il capo chino intento a firmare il suo amato San Giovanni Battista. Un disegno minuzioso dal tratto alquanto delicato quello di Salvestro del Pollaiolo. Ma Silvestro per Piero divenne ben presto solo un’anima errante, per altro intima di Caronte, in grado di apparire mefistofelica nelle notti più agitate sotto le sembianze di svariati e farneticanti animali selvatici.

Nella bottega d’arte le lacrime di Antonio si ritirarono dal suo viso con una certa celerità consapevoli che quel viaggio prematuro del fratello aveva sconvolto sani e stabili equilibri familiari. Presto o tardi l’esperienza del dolore sarebbe confluita metaforicamente nella genialità dei pennelli dei fratelli rimasti in vita. Silvestro aveva lasciato nell’anima dei Pollaiolo il ricordo di quel suo sguardo appassionato diretto in egual misura alla popolazione femminile ed a quelle snervanti modifiche della luce in cielo. Dopo astuti inchini e delicati ossequi, scorgeva all’improvviso, tra le abili e composte mosse di quei visi preziosi, il desiderio delle dame d’esser rincorse laggiù nel loro pianeta infuocato di bellezza.

Come un gruppo di ragazzini verso un momento di festa, l’arte ed i suoi discepoli, interrompevano la loro folle corsa impressionati dalla beltà pervasa di mistero delle dame che dimoravano in città. Queste creature agili si accomodavano davanti agli occhi affamati di eternità dei Pollaiolo, e forti della loro sontuosa eleganza che garantiva loro enorme rispetto, incutevano un timore reverenziale dal sapore masochistico. Il rubino che sedeva comodo sul candido collo della dama parlava di sentimenti puri, così netti nel loro esser lontani dalle opache condotte più compromessi che carezze tanto in voga nelle ere e nelle dame a venire. Dietro il rossore sulle gote della seconda dama a partire da destra si nascondeva un intreccio di dinamiche famigliari complesse e di fragili equilibri esistenziali ma anche un’esplosione di vita tradotta in sfumature di luce.

Gli uomini di passaggio, come uccelli stanchi del lungo viaggio di ritorno dalle calde terre di un mondo ancora sconosciuto, appoggiarono le loro leve stanche sulla finestrella di proprietà dei Pollaiolo. E videro la vita, l’arte. La morte non cancellerà mai l’arte. E così i Pollaiolo furono ricordati negli anni a venire e la loro vita fu degna di esser vissuta.

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