LE GEOMETRIE NASCOSTE

Ventitrè Maggio 1975, Colline del Monferrato, Asti.

di Luca Bottari

Ida, una donna di ventisette anni, prima sposa non per suo volere, poi giovane vedova consolabile, con l’amore di due figli piccoli in una foto accartocciata in un taschino nei pressi del cuore, femmina benfatta ma già sfatta dal lavoro e dall’odore dei campi, sta facendo ritorno dai campi di vite a casa dopo una lunga giornata di lavoro.

Durante il tragitto, alla ricerca di ristoro e per un di po’ di frescura, cerca una sosta dal destino e dall’ovvietà. Viene seguita da Fausto. Anch’egli di ritorno dai filari di vite, anch’egli stravolto dalla pesantezza del lavoro. Fausto è un uomo di trentasei anni, muto e folle, tristemente pieno di una bellezza rozza che stordisce. Cercano un giaciglio, un angolo da rubare al loro piccolo mondo di fatica. Velocemente, con quell’intuito rozzo e poco cerimonioso, senza corte né danza, si stendono a terra. Ida, come una rana che si accinge calma ma determinata a tuffarsi nello stagno gelido, si lascia braccare da Fausto, si dona a lui senza cercarne un godimento, senza quella consapevolezza femminile del piacere, senza nessun particolare cerimoniale. Semplicemente si stende e regala per qualche minuto il suo corpo, con la stessa franchezza e prontezza di una donna che stende i panni. Da quell’inganno e da quell’afa forte nascerà Andrea.

Ida e Fausto fanno parte di quella minoranza della popolazione che è ancora dedita alla vita dei campi. La città è laggiù, lontana, solo una sfilza di palazzi che incorniciano ed incontrano l’orizzonte. Sotto la lente dei loro occhi, segnati dall’estasi dell’amplesso, quel panorama non è altro che un insieme di forme geometriche fuori controllo. Si stendono ancora per un attimo come colpiti dal desiderio di fantasticare sulle brutture che vivono ai limiti di quel quadro. Nell’ordine Ida immagina prima un pugile ammaccato tamponarsi le ferite dopo il combattimento, poi un ragazzino drogato a cui dopo ore non smette di ciondolare la testa. Per Ida sono macchine al servizio di una vita angosciata ed angosciante. Una vita che la chiama e di cui non potrà farne a meno. Per Fausto la città è una terra di conquista che lo tenta ma lo intimorisce. Sa che ci saranno uomini che tirano a campare come mercanti di aria calpestata in giro per trovare chi ammazzare. In mezzo a quelle luci ci sono malattie da evitare, facce da conquistare, nevrosi da alimentare. Ci sono palazzi che sono come verticali nel cervello. A volte sono milioni di storie tagliate per non poterle raccontare.

Ida ha percorso per tutta la sua vita strade dissestate tra quadrati ben tracciati, costeggiate dallo sterco ammassato di un cavallo al cioccolato. Laggiù, in città, è probabile che per cento strade affollate non potrà fermare il cielo per i suoi attimi di libertà e silenzio. Lungo le nuove strade incontrerà visi d’angelo anneriti dal fumo delle bestemmie a quattro ruote. Salirà le scale per l’inferno lentamente, così lentamente da poter scorgere dentro le finestre dei palazzi i sogni infranti di chi li abita. Un giorno possiederà una casa dove ora arriva a malapena con il suo sguardo e la sua immaginazione. Comprenderà perché i barboni che abiteranno davanti alla sua casa illuminata si addormenteranno con tanta voglia di volare in un fiume di sangue incontaminato. Ida ancora sa di avere una speranza senza dover vedere chi la circonda con le pistole in mano.

Nel gigante agglomerato di cemento, le salite e le discese della montagna vivranno solo nell’anima dei sognatori e sul dorso delle vergini. E le colline saranno dimenticate dai pensieri particolari di donne esagonali. Ida non sentirà più l’eco delle voci calde delle bambine cresciute a metà per le curve storte del paese. Dio lascerà loro le sue geometrie nascoste ed il compito di scoprirne di nuove. Ida non tornerà più nei campi.

Non perdere i nostri aggiornamenti

    Elaboreremo i dati personali forniti in conformità con la nostra politica sulla privacy.

    Articoli Recenti